Incontro con il Ministro Madia - COMUNICATO FP-CIDA

12/6/2014

 

Roma, 12 giugno 2014

 

 

Nella mattinata di oggi si è svolto, come programmato, a Palazzo Vidoni, l’incontro tra il Ministro Madia e le Confederazioni sindacali rappresentative a livello nazionale dei dirigenti e dei lavoratori del Pubblico Impiego sul tema della Riforma della Pubblica Amministrazione.

 

Il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha esordito, dicendo alle parti sociali intervenute che preliminarmente voleva chiarire a tutti gli invitati alla riunione due questioni.

 

La prima si riferisce al fatto che quanto circolato e letto in queste ore sui media e sugli organi di stampa è destituito di fondamento e che quindi i provvedimenti che verranno approvati domani in sede di Consiglio dei Ministri saranno diversi da quelli fin qui circolati; la secondo è che la disciplina concernente gli Enti di Ricerca Pubblica, necessitando di particolare approfondimento specifico, è stata “stralciata” per difformità di materia dal pacchetto delle misure previste e quindi sarà oggetto di disamina in un C.d.M. ad hoc.

 

Ha poi proseguito, 

confermando l’apprezzamento per il nuovo metodo di consultazione effettuato ed utilizzato sulla riforma in oggetto, da cui sono scaturiti prima il report e poi il documento di riflessione del Governo che indica l’impianto della Riforma della P.A, trasmesso ai Sindacati.  

 

A questo punto sono intervenuti i rappresentanti delle OO.SS., che hanno più o meno tutti espresso critiche e perplessità sia sul metodo seguito dal Governo quanto anche sui contenuti dei provvedimenti in esame.

 

 

Il Presidente di FP-CIDA, premettendo che si sarebbe limitato ad esprimere considerazioni e riflessioni soprattutto sui temi che toccano più da vicino la dirigenza, ha comunque convenuto sulla necessità, da una parte, di un maggiore approfondimento degli argomenti in discussione - non potendo disporre di documenti pervenuti ufficialmente dal Governo se non di quello trasmesso dalla stesso Ministro – e, dall’altra, della necessità che ulteriori momenti di riflessione si debbano porre in agenda per ulteriori confronti col Governo e col Parlamento. 

 

 

Pur con i dubbi e le perplessità su di una riforma, che già domani potrebbe, in tutto o in parte, prendere il varo, ma che si conosce solo attraverso sintesi e per titoli e non attraverso un articolato organico, in particolare il Presidente ha affermato, attenendosi a sua volta a riflessioni di carattere generale, che un impianto normativo sulla dirigenza non possa prescindere dal principio di esclusione di ogni tipo di collusione fra politica e amministrazione/dirigenza, la quale ultima deve rimanere indipendente, anzi essere rafforzata nella sua autonomia, escludendo ogni forma di spoil-system ed affermando i profilo di terzietà.

 

 

Ne discende conseguentemente che totale dissenso generano sia la previsione di una trasformazione del rapporto di lavoro dirigenziale da indeterminato a determinato (ricordando tra l’altro che la temporaneità è già riassunta e contenuta nell’odierno incarico), sia la licenziabilità del dirigente che rimane privo di incarico oltre un certo termine, come pure l’abolizione delle fasce, perché in questo modo andremmo in decisa e netta controtendenza con il principio sopra enunciato, non sviluppando motivazione, impegno e carriere e soprattutto lasciando il dirigente “indifeso” di fronte ad eventuale ingerenze dell’organo politico.

 

 

Confermando la necessità che il reclutamento avvenga per concorso, il Presidente ha aperto alla possibilità dell’introduzione del ruolo unico della dirigenza, purché lo stesso sia il più possibile allargato alla dirigenza di tutte le Pubbliche Amministrazioni e non resti confinato in determinati perimetri e purché, soprattutto, persegua almeno due obiettivi: quello di costituire un “mercato” delle risorse dirigenziali che favorisca il migliore utilizzo delle competenze manageriali e quello di superare i casi di sperequazione retributiva tra le differenti aree dirigenziali.

 

 

Necessariamente, però, da esso vanno tenuti fuori i dirigenti medici per la particolarità e peculiarità del ruolo che ricoprono e dell’attività che svolgono. 

 

 

Importante ancora il tema della valutazione della dirigenza, che deve essere il vero metro di misura delle capacità dirigenziali, da utilizzare per lo sviluppo di carriera e per l’affidamento di incarichi. Ma la stessa, per svolgere un ruolo davvero importante e decisivo, deve essere necessariamente terza, autonoma, indipendente, effettuata da organismo o struttura non riconducibile all’organo politico.

 

 

D’accordo, invece sull’idea/proposta di un’unica Scuola Nazionale dell’Amministrazione, a patto che nella stessa si costituiscano appositi sezioni o dipartimenti, che tengano conto delle differenti specificità dirigenziali. Non si può essere invece in sintonia con l’abolizione della figura del Segretario comunale, che rappresenta un organo di garanzia dei diritti del cittadino ed è anche strumento di controllo contro la corruzione.

 

 

Si prende atto con favore del fatto che l’analisi della fattibilità della riforma e degli accorpamenti degli Enti di ricerca sia stata rinviata ad un momento successivo, perché in linea generale e di principio le aggregazioni non possono costituire la panacea ed il paradigma unico per ogni tipo di situazione.

 

 

Per esempio non lo è senz’altro l’eventuale accorpamento o fusione fra ACI, PRA e Motorizzazione in quanto non si razionalizza o semplifica spostando persone o strutture ma facendo circolare più velocemente e meglio dati, informazioni, notizie e documenti. Con la criticità aggiuntiva, inoltre, che questo tipo di soluzione non recherebbe vantaggio alle casse dello Stato ma anzi produrrebbe ulteriori costi; né assicurerebbe una migliore efficienza dei servizi. Nemmeno, infine, l’ipotesi circolata nelle ultime ore sembra andare nella direzione auspicata, perché non semplifica, non razionalizza né alleggerisce i carichi di lavoro delle strutture centrali dello Stato, bastando invece prevedere e garantire l’utilizzo, lo sviluppo e l’implementazione di strutture pubbliche ed impianti già esistenti che hanno dimostrato di possedere il giusto ed adeguato know-how. 

 

 

 

 

La replica finale del Ministro Madia, a dire il vero, lascia aperti i molti dubbi rappresentati dall’impianto della riforma per quello che oggi si conosce dello stesso.

 

 

Il Ministro ha confermato la necessità di procedere con una riforma che abbia un impianto nuovo e che sia discontinua rispetto a quelle poste in essere nel passato, utilizzando gli strumenti che il C.d.M. intenderà adottare già nella seduta di domani ma prevedendo anche la possibilità di meri atti amministrativi, in quanto anche il Ministro ammette che già troppe norme sono state emanate negli anni precedenti.

 

 

Il Ministro conclude con l’impegno da parte del Governo a salvaguardare tutti i livelli occupazionali, a non penalizzare le persone dei dipendenti, a mettere in cantiere l’ipotesi del rinnovo contrattuale da troppo tempo fermo, previa reperibilità delle risorse per sostenerlo, a proseguire con coerenza la strada delle riforme già tracciata dalla legge Del Rio sulla riorganizzazione territoriale degli Uffici dello Stato, assicurando nel contempo che non ci saranno tagli lineari (anche se la riduzione dei permessi sindacali – che il Ministro ha confermato - sembra andare in quella direzione), anzi agevolando il part- time e fissando regole più flessibili sul turn-over, bloccando quello dei dirigenti. 

 

 

A proposito di quest’ultimi, ha sostenuto che questa riforma intende valorizzarli dando grande rilievo alla valutazione ma, nel contempo, ha ribadito l’intenzione del Governo a introdurre i meccanismi di competizione e di mercato volendo evitare che automatismi di carriera tradizionali impediscano la mobilità fra gli incarichi e la crescita professionale delle capacità manageriali.

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