Manovra depressiva sul pubblico impiego

16/10/2013

Drastica riduzione dei dipendenti e ulteriore blocco delle retribuzioni.
Definitiva rinuncia alla qualificazione dei servizi pubblici al cittadino.
C’è proprio poco da fare. In materia di contenimento della spesa pubblica l’inventiva del Governo si limita a reiterare le solite due opzioni: il blocco del rinnovo dei contratti ed il blocco del turn over del personale. Due interventi di tipo restrittivo che comportano da un lato il crescente impoverimento dei pubblici dipendenti e dall’altro il loro progressivo invecchiamento. Con la rimozione delle buone intenzioni tante volte dichiarate a livello politico di voler favorire un’osmosi tra settori pubblici e aziende private e di voler ringiovanire il sistema, con l’introduzione di energie fresche e qualificate.
Da parte del decisore politico non si vuole pensare all’iniquità sostanziale compiuta ai danni delle categorie interessate, ma altrettanto non si hanno a cuore gli interessi generali del paese di poter godere di servizi pubblici di qualità e di personale professionalizzato e motivato. E questo è il frutto di una mentalità antica o di un vecchio pregiudizio che vede nelle pubbliche amministrazioni un peso anziché un sostegno al cittadino e alle imprese, una spesa anziché un investimento. Si arriva perciò a predefinire con strabismo obiettivi contrapposti. A parole si sostiene la volontà di migliorare il rendimento e l’efficacia dei servizi al cittadino, dalla sanità alla scuola, dall’anagrafe al sistema previdenziale e via enumerando. Ma in realtà le politiche del personale puntano solo ad una drastica riduzione quantitativa delle unità impiegate e ad un risparmio sempre più pesante sulle retribuzioni. I dati Aran parlano da soli. Dal 2010 al 2014 il mancato adeguamento dei contratti comporta un risparmio di spesa che supera gli 11 miliardi, importo paragonabile da solo all’ammontare di un’intera manovra finanziaria, ed il calo del personale, nel lasso temporale 2006-2017, arriverà a sfiorare le 460.000 unità. Come si possa sperare in una crescita della qualità dei servizi pubblici, affidati a professionisti e funzionari non incentivati e sempre più stanchi e demotivati, è un mistero. Ma quello che appare del tutto evidente, anche se nessuno lo dice, è la scelta che il nostro paese sta compiendo nel disinteresse o nella disinformazione generale, che è quella di abbandonare le pubbliche amministrazioni al loro destino, solo contenendo il danno ovvero il costo dei servizi.
Giorgio Rembado - Presidente FP CIDA

 

 

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